IL BANGLADESH: giovane nazione in terra antica

un arazzo "nokshi kantha" ricamato dalle donne bengalesiLa civiltà bengalese era già fiorente nel quarto secolo a.C.: posto all’apice del Golfo del Bengala, passaggio obbligato per i commercianti, il paese era sede riconosciuta di varie università e monasteri. Il Bangladesh (etimologicamente “terra bagnata”) è una grande pianura alluvionale attraversata da 230 fiumi, confluenza naturale tra Gange e Brahmaputra: un grande e fertile delta, dominato dal passare dei monsoni.
L’avvento dei musulmani nel 1200 inaugura un florido periodo che si conclude drasticamente nel 1765 con il colonialismo: il Bangladesh non tornerà più all’antico benessere. Nel 1947 gli Inglesi lasciano il paese che resta alle dipendenze del Pakistan fino al 1971, quando si costituisce una repubblica indipendente, confinante con India e Myanmar (Birmania).
Gli abitanti sono gli eredi di una fusione secolare di etnie. Prevale la lingua Bengali, ma le minoranze tribali parlano idiomi diversi e conservano la propria religione tradizionale. Lo Stato è islamico, ma garantisce libertà di culto alle minoranze indù, buddiste, cristiane e animiste.
Essenzialmente agricolo (riso, juta, the, canna da zucchero), il Bangladesh è uno dei paesi più poveri del mondo. 155 milioni di persone, più del doppio degli italiani, sono distribuite (forse si dovrebbe dire stipate), su un territorio di 144.000 kmq, pari a circa la metà della superficie italiana. La densità è di 1064 abitanti per kmq. La manodopera a basso costo è sfruttata in modo indiscriminato nelle industrie della capitale, Dhaka (è tristemente famoso l’incendio di una fabbrica tessile in cui sono morti più di 50 donne e bambini-operai, chiusi a chiave dentro lo stabilimento). Molti gli emigranti, soprattutto verso i paesi arabi.

~ di besanabangladesh su 6 febbraio 2010.

 
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